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Nazioni Unite, Universiadi e cooperative internazionali. La storia di Annamaria Ronca, laureata dell’Orientale nel 2005.

Pubblicato il 22/07/2019 scaduto
Nazioni Unite, Universiadi e cooperative internazionali. La storia di Annamaria Ronca, laureata dell’Orientale nel 2005.

Mi chiamo Annamaria Ronca, ho quasi 38 anni, sono di Bellizzi, un paesino della provincia di Salerno, e mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere – laurea quadriennale – il 28 ottobre 2005 con una tesi di laurea sulle strategie di diffusione della lingua portoghese in Francia. Nel piano di studi avevo lingue e letteratura spagnola quadriennale, lingua e letteratura russa triennale, lingua portoghese e lingua inglese biennali.

In quegli anni le borse di studio erano poche, non feci domanda al programma Erasmus ma vinsi il Leonardo per l’Angola ma fui costretta a rinunciare a causa di un problema di salute che mi impediva di vaccinarmi entro i termini. Studiando lingua portoghese con la Prof.ssa Livia Apa mi appassionai all’Africa, un continente di cui conoscevo poco sia la storia che la cultura e così, dopo la laurea, mi iscrissi ad un corso di perfezionamento all’IsIAO – Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente – del Ministero degli Affari Esteri. Ogni fine settimana mi recavo a Roma per frequentare i corsi. Dopo l’esame finale fui selezionata dall’IFAD – agenzia delle Nazioni Unite  - assieme ad altri due studenti per un lavoro/progetto in Africa, e mi fu assegnata la Guinea. Era il 2007. Nel frattempo avevo lavorato a Disneyland per migliorare il francese ed avevo ottenuto uno stage – all’epoca gli stage non erano retribuiti – presso il consolato onorario della Repubblica Democratica del Congo. Quando partii per la Guinea ero al settimo cielo perché finalmente potevo andare in Africa. Fu un’esperienza difficile durante la quale ho conosciuto la solitudine ma anche la bellezza di un territorio straordinario benché martoriato. E ho conosciuto il mal d’Africa che tuttora mi porto dentro.

A fine 2008 mi trasferii a Milano e dopo alcuni mesi iniziai a lavorare come assistente di segreteria per il Comitato Organizzatore dei Mondiali di Pugilato. Cercavano una persona che parlasse almeno inglese e francese e poiché conoscevo anche il russo, lo spagnolo e il portoghese fui assegnata al coordinamento delle delegazioni straniere. Ricordo ancora con piacere i colleghi e il lavoro in team. Alla fine del 2009, quando la famiglia era ormai certa che rimanessi ferma a Milano, a circa 6 ore di treno di distanza, si presentò un’altra opportunità in un’altra città: Singapore. Quando il mio fidanzato storico, orientalista anche lui, mi chiese se volessi partire per questa nuova avventura, la mia valigia era già pronta dietro la porta. Avevo ricevuto un’offerta di collaborazione dall’Istituto Italiano di Cultura di Singapore ma una volta sul posto superai anche i colloqui per lavorare come NOC Relations Coordinator per le delegazioni africane per il Comitato Organizzatore della prima edizione dei Giochi Olimpici Giovanili (YOG) e accettai. Ho vissuto a Singapore circa due anni e non me ne sarei mai andata. Forse.

A fine evento superai i colloqui per i Giochi Olimpici di Londra, stesso ruolo, ma qualcosa andò storto, optarono alla fine per una persona che conosceva la lingua araba e nel frattempo fui contattata da Medici Senza Frontiere che aveva ricevuto il mio CV già anni addietro. Responsabile HR e Amministrazione sul campo, prima destinazione Burundi. Missione lunga e di apprendimento, esperienza umana e lavorativa indescrivibile. Era un paese che usciva dagli scontri ma che viveva un periodo di pace, se di pace in Africa si può realmente parlare. Nel 2012 mi sono sposata e come “viaggio di nozze” sono stata spedita in Libia durante le elezioni e l’inizio degli scontri fra tribù nel post Gheddafi. Di base ero a Londra poiché mio marito lavorava li, per le Olimpiadi. Poi sono stata a Goma, nel nord Kivu, e nella Repubblica Centrafricana con la Emergency Unit. Quest’ultima esperienza è stata abbastanza forte e li ho conosciuto la giovane reporter francese Camille che poi è deceduta pochi mesi dopo.

Nel 2014 ho avuto, inaspettatamente, il mio primo figlio con il quale ho viaggiato per far visita al padre durante i suoi lavori all’estero, come Azerbaijan, Repubblica Ceca, Gran Bretagna. Gravidanza tra Francia e Qatar, parto in Italia e svolta lavorativa: insegnante di lingue per DSA e ADHD presso la Cooperativa Il Faro nella mia città, lavoro che mi permetteva di essere madre e mantenere in funzione il cervello aiutando gli altri. Poi le Universiadi di Napoli. Ho partecipato e vinto il bando regionale per l’affidamento dei servizi di Workforce e Volunteers Management quindi mi sono occupata di tutta la pianificazione delle risorse umane e della campagna volontari, con tutte le difficoltà del caso e la pancia sempre più grande per l’arrivo della seconda bambina, mentre il papà si trovava ad Abu Dhabi per lavorare alle Special Olympics.

La prossima tappa è ancora sconosciuta, ma sappiamo che non ci fermeremo. Nel frattempo, continuo a scrivere. Ho pubblicato un libro e vari articoli di viaggi e continuerò con questa mia passione.

 

L’Università in quegli anni offriva poco rispetto ad oggi, c’erano tantissimi studenti e poche opportunità di borse di studio, convegni e progetti. Però ci ha insegnato a superare le difficoltà, culturalmente ci ha dato tanto, abbiamo studiato tanto, personalmente mi ha anche tenuto in forma visto che correvo da via Mezzocannone a via Duomo poi palazzo Giusso e così via. Il Prof. Angelo Bongo, docente di lingua russa, mi ha insegnato la perseveranza, il sacrificio per lo studio di una lingua complessa e la passione per la letteratura russa. L’Orientale mi ha insegnato a cavarmela nelle difficoltà, perché gli orientalisti non mollano, piangono, si piegano ma non si spezzano, si rialzano, sempre e comunque, non danno nulla per scontato, prendono il buono e trasformano il cattivo, le difficoltà in opportunità.