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L’Orientale e la crisi afghana

Pubblicato il 03/09/2021 scaduto

La comunità scientifica e degli studenti dell’Università di Napoli L’Orientale ha seguito, come tutti quanti, l’evoluzione della crisi afghana e si è attivata, in coordinamento con altre istituzioni e università, per far fronte all’emergenza. Il nostro Ateneo è presente storicamente da molti anni con le sue attività sul territorio afghano e per la natura dei suoi studi ha da sempre una sensibilità particolare e unica per le vicende che toccano il cuore della regione asiatica.

Come fatto negli anni più recenti in connessione con i programmi per rifugiati, L’Orientale attiverà ogni forma di agevolazione per gli studenti afghani che si iscriveranno a propri corsi, con esenzioni e supporto accompagnati dalla necessaria discrezione data la delicatezza della situazione.

Per quanto riguarda ricercatori e docenti, L’Orientale valuterà i profili di colleghi e giovani studiosi afghani che abbiano necessità di svolgere periodi di ricerca e residenza al di fuori del proprio paese, l’Afghanistan, privilegiando coloro che hanno collaborato a iniziative precedenti o in essere dell’Orientale con borse di studio o posizione di Visiting che saranno stabilite in base a casi concreti.

In particolare, L’Orientale ha sempre rappresentato la base scientifica più importante per la Missione Archeologica Italiana in Afghanistan dell’ISMEO, che opera nel paese dal 1957. Dall’Orientale provengono infatti i direttori della Missione che si sono succeduti nel tempo (da Maurizio Taddei a Giovanni Verardi, fino alla direttrice e vice direttrice di oggi, rispettivamente Anna Filigenzi e Roberta Giunta) e che hanno continuato a trasmettere, attraverso ricerca e attività didattica, un costante aggiornamento delle conoscenze, assicurando anche la conservazione e condivisione della documentazione archeologica (https://ghazni.bdus.cloud/), operazione oggi più che mai strategica per la salvaguardia del patrimonio culturale.

Nel corso degli anni, la Missione ha rimodulato le sue attività in base alle condizioni di sicurezza, operando sul campo anche attraverso il controllo remoto, senza interrompere il rapporto con il paese e l’impegno scientifico verso di esso. Questo impegno continuerà, perché la ricerca e la promozione e diffusione del sapere restino un punto di riferimento per il futuro, soprattutto laddove esso è più fragile e minacciato.

Articolo de Il Mattino: https://www.ilmattino.it/napoli/cultura/crisi_afgana_orientale-6169303.html