L’elaborazione del sillabo nasce dall’esigenza di affrontare un fenomeno sociale diffuso, quello della radicalizzazione, e di cercare di spiegarne le manifestazioni agli operatori degli istituti penitenziari. Non sarà l’Islam in quanto tale l’oggetto del sillabo, si tratterà piuttosto in queste pagine di fornire alcune indicazioni utili alla comprensione di una nuova concezione di questa religione millenaria diffusa ormai in ogni continente.

Le evoluzioni sociali, culturali e politiche che hanno portato a nuove interpretazioni estreme di questa fede sono il risultato di un disagio sociale e culturale profondo. Si potrebbe parlare di un abbandono della tradizione verso forme più moderne, spesso molto insidiose, di una fede che ha subito un deciso stravolgimento interpretativo per arrivare ad alcune chiavi di lettura spesso semplicistiche ma con manifestazioni eclatanti sul piano di una militanza violenta e di una propaganda diffusa.

Il sillabo è dunque uno strumento per quanti, operando negli istituti penitenziari, intendano affrontare con spirito costruttivo un atteggiamento diffuso di contrapposizione che identifica nel mondo occidentale il nemico da battere.

Come scopo principale il sillabo intende riportare sul piano della consapevolezza e della conoscenza il confronto con una realtà solo apparentemente aliena alla nostra società: di quest’ultima il radicalismo è impregnato e si potrebbe dire lo stesso al contrario, l’Islam radicale è parte integrante ormai del nostro mondo dove non mancano per altro numerose forme di intransigenza ideologica e religiosa di altra natura. L’occasione offerta dal progetto Train Training ha favorito un incontro inedito ma importante tra le università, tradizionalmente abbastanza distanti dalla società, e le istituzioni penitenziarie che vivono “immerse” nella dimensione sociale.

L’interazione è stata un momento molto significativo di partecipazione a un problema che veniva visto sotto angolazioni molto diverse. Confrontare le esperienze ha portato a rompere un isolamento istituzionale che costituisce di fatto un ostacolo oggettivo: se c’è un concetto chiave di tutto questo lavoro, questo è proprio l’“isolamento”. È l’isolamento in definitiva il fattore cruciale della nascita e della crescita di fenomeni di ostilità sociale con forti connotazioni violente. Il carcere può essere un’occasione di isolamento, oppure un’occasione per rompere l’isolamento e avviare un rapporto dialettico di crescita e di uscita dalle dinamiche di contrapposizione.

Gli incontri con il personale degli istituti penitenziari sono stati determinanti per comprendere un insieme di problemi, di maggiore o minore entità, che insorgono in un contesto in cui la convivenza è obbligatoria: si va dall’assolvimento dei riti, al pudore; dall’uso del Corano, all’alimentazione; dal modo di pregare, a quello di gestire del denaro. È parso anche giusto fornire un’idea più convenzionale della tradizione islamica e delle sue espressioni principali, coscienti del fatto che solo una conoscenza puntuale di quel mondo possa essere uno strumento molto utile nel confronto e nella dissuasione da comportamenti conflittuali.

 

Michele Bernardini

Direttore del Dipartimento Asia, Africa e Mediterraneo

Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"


Ultimo aggiornamento 04/09/2019