Storia dell'Orientale

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Nel 1707 Matteo Ripa, sacerdote ebolitano inviato dal Papa in missione in Cina, si trova in Inghilterra, uno dei principali punti di partenza delle rotte marittime europee verso l’Asia, e si prepara a imbarcarsi per la tanto desiderata missione, motivo per cui si era dedicato al sacerdozio. Davanti al fiume e alle navi pronte a salpare, prende avvio il lungo viaggio che lo porterà fino a Macao e poi via terra fino a Pechino, dove nel 1711 entrerà alla corte dell’imperatore Kangxi come pittore e incisore. Da questa esperienza nascerà anni dopo il progetto del Collegio dei Cinesi di Napoli, fondato nel 1732 e oggi noto come Università di Napoli “L’Orientale”.

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Il 18 aprile 1708, giorno di Pasqua, Matteo Ripa salpa dall’Inghilterra a bordo del Donegal, dopo lunghi rinvii causati dalla guerra e dalla presenza di navi francesi nel Canale della Manica. La nave costeggia con prudenza le isole britanniche fino a Portsmouth, da dove il 4 giugno 1708 prende il largo in un grande convoglio di circa 190 navi, scortato da vascelli da guerra. Dopo dieci mesi di navigazione, segnati da tempeste, fatiche e dallo scorbuto che colpisce molti marinai, la spedizione raggiunge le coste dell’India: il 25 gennaio 1709 il Donegal getta l’ancora davanti a Balasore, nella regione dell’Orissa. Da qui Matteo Ripa prosegue il suo viaggio tra scali e nuovi imbarchi, incontrando mercanti e missionari di diverse nazionalità. È solo la prima tappa di un percorso ancora lungo e difficile verso la Cina.

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All’inizio del 1709 Matteo Ripa attraversa gli insediamenti europei dell’India orientale, dove entra in contatto con mercanti e missionari di molte nazionalità — armeni, persiani, francesi, inglesi e irlandesi — appartenenti a diversi ordini religiosi. Questo ambiente cosmopolita testimonia l’intenso intreccio di rotte commerciali, culture e religioni che caratterizza l’Asia del primo Settecento. Dopo alcune settimane riprende il viaggio verso l’Asia Orientale. Si imbarca su una nave mercantile armena diretta a Manila, con una lunga sosta a Malacca tra aprile e maggio 1709, e prosegue poi su una nave spagnola attraverso mari resi insidiosi da tempeste, correnti e pirati. Dopo cinque mesi trascorsi nelle Filippine, riparte il 25 novembre 1709 verso la Cina e approda finalmente a Macao, prima tappa del suo ingresso nel mondo cinese.

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Matteo Ripa sbarca a Macao il 6 gennaio 1710, dove rimane per circa siete mesi. Qui assiste agli ultimi giorni del legato pontificio Charles-Thomas Maillard de Tournon, morto l’8 giugno 1710, in un periodo segnato da forti tensioni tra la Santa Sede e la corte imperiale cinese. Il 14 luglio 1710 Ripa può finalmente entrare a Canton come aspirante pittore al servizio dell’imperatore Kangxi. Prima di essere ammesso alla corte deve dimostrare il proprio talento artistico e iniziare lo studio della lingua cinese. Quando i suoi lavori vengono apprezzati dall’imperatore, il 27 novembre 1710 parte verso Pechino insieme ad altri missionari europei – tra cui Teodorico Pedrini e Guillaume Bonjour Favre – ufficialmente chiamati a servire l’imperatore con le loro competenze artistiche e scientifiche, ma animati anche dal desiderio di portare avanti la loro missione religiosa.

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Dopo aver lasciato Canton il 27 novembre 1710, Matteo Ripa intraprende il lungo viaggio verso la capitale dell’Impero. Il percorso attraverso la Cina meridionale e centrale è difficile: durante il tragitto Ripa viaggia spesso febbricitante e annota pochi dettagli del cammino. Il 20 gennaio 1711 la comitiva raggiunge Xuzhou, nell’attuale provincia del Jiangsu, dove attraversa un fiume quasi ghiacciato, antico corso dello Huang He. Attraversato lo Shandong, il 25 gennaio i viaggiatori sostano a Linqing, sede del vescovo di Pechino, il francescano Bernardino della Chiesa. Infine, il 6 febbraio 1711, Matteo Ripa arriva a Pechino: il viaggio da Canton è durato due mesi e otto giorni. Inizia così il suo lungo servizio alla corte dell’imperatore Kangxi, dove lavorerà come pittore e incisore al servizio dell’impero cinese.

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Giunto a Pechino nel 1711, Matteo Ripa entra al servizio dell’imperatore Kangxi come incisore su rame. I suoi primi lavori riguardano le 36 vedute della residenza imperiale di Jehol (Rehe), la grande villa estiva della corte Qing, che egli incide con la tecnica calcografica appresa in Europa. La precisione e la qualità di queste opere colpiscono profondamente l’imperatore. Notato il suo talento, Kangxi gli affida quindi un incarico ancora più prestigioso: incidere la grande mappa dell’Impero cinese, realizzata sulla base dei rilievi geografici degli studiosi europei al servizio della corte. Con questo lavoro Ripa si afferma come uno degli artisti occidentali più stimati nell’ambiente imperiale.

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Dopo oltre dodici anni di servizio alla corte dell’imperatore Kangxi, Matteo Ripa matura la decisione di lasciare la Cina e tornare in Europa. Nei suoi scritti egli stesso descrive questa scelta come dolorosa, quasi “contro coscienza”. A pesare sono gli estenuanti ritmi della vita di corte, le tensioni con alcuni missionari gesuiti sulla questione dei riti cinesi, le opposizioni incontrate nei suoi progetti e le rigide imposizioni del servizio imperiale, che spesso lo costringono a lunghi periodi di isolamento all’interno del palazzo. Dopo la morte di Kangxi il 20 dicembre 1722, Ripa prende parte ai riti funebri imperiali e all’inizio del 1723 chiede il permesso di lasciare la Cina. L’autorizzazione gli viene concessa dal nuovo imperatore Yongzheng, permettendogli di porre fine alla sua lunga esperienza alla corte Qing e di prepararsi al viaggio di ritorno verso l’Europa.

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Dopo un lungo percorso via terra fino al sud, il 15 novembre 1723 Matteo Ripa lascia la Cina iniziando il lungo viaggio di ritorno verso l’Europa. Dopo 57 giorni di viaggio tra fiumi e strade interne, raggiunge Canton e si imbarca sulla nave della East India Company “Princess Anne”. La rotta attraversa l’arcipelago di Riau, gli stretti di Bangka e della Sonda, per poi entrare nell’Oceano Indiano. Dopo una sosta al Capo di Buona Speranza e quindi all’isola di Sant’Elena, la nave raggiunge l’Inghilterra il 7 settembre 1724. Ripartito il 5 ottobre, Ripa approda a Livorno il 1° novembre e giunge finalmente a Napoli il 19 novembre 1724, sbarcando il giorno successivo dopo i controlli sanitari previsti per le navi provenienti da lunghi viaggi.

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Nel viaggio di ritorno verso l’Europa, iniziato nel 1723, Matteo Ripa non è solo. Con lui viaggiano quattro giovani cinesi – Giovanni Battista Gu, Giovanni Evangelista Yin, Filippo Huang e Lucio Wu – accompagnati dal maestro Gioacchino Wang, esperto di lingua e cultura cinese. Ripa li conduce con sé con un progetto preciso: educarli e formarli cristianamente in Europa, affinché possano un giorno tornare nella loro patria come sacerdoti e missionari. Questa intuizione – formare un clero cinese capace di evangelizzare il proprio popolo – diventerà il fondamento del Collegio dei Cinesi, che Ripa fonderà a Napoli nel 1732, nucleo originario dell’attuale Università di Napoli L’Orientale.

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Dopo il ritorno a Napoli nel 1724, Matteo Ripa si dedica con ostinazione alla realizzazione del suo progetto: fondare un istituto per la formazione religiosa e culturale di giovani cinesi. Per ottenere il sostegno della Chiesa si reca più volte a Roma e affronta anni difficili, segnati da opposizioni, umiliazioni, problemi di giurisdizione e continui viaggi tra Napoli, Vienna e Roma. La svolta arriva con papa Clemente XII, che il 7 aprile 1732 approva ufficialmente l’iniziativa con il breve Nuper pro, riconoscendo il Collegio dei Cinesi come seminario destinato alla formazione di un clero cinese. Dopo anni di ostacoli, il progetto di Ripa trova così finalmente una forma istituzionale e stabile.

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Dal 1729 il Collegio dei Cinesi trova la sua sede nel complesso situato extra moenia, sul poggio della Montagnola, nella zona dei Pirozzoli presso il borgo dei Vergini. L’insieme comprende un grande edificio destinato alla vita e allo studio degli allievi, due giardini e una chiesa, accanto alla quale Matteo Ripa istituisce anche l’Arciconfraternita di Santa Maria Assunta in Cielo detta “ai Cinesi”. Interamente dedicato all’organizzazione del nuovo istituto, Ripa non abbandona tuttavia la sua vocazione artistica: è lui stesso a disegnare lo stemma del Collegio e l’immagine della Vergine Assunta destinata alla chiesa. Questo complesso rimarrà la sede storica del Collegio per oltre un secolo, fino alla fine dell’Ottocento, custodendo la memoria dell’opera educativa e missionaria iniziata dal sacerdote ebolitano.

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Il progetto del Collegio dei Cinesi ricevette anche l’appoggio dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo, che vi intravide un’utilità non soltanto missionaria. L’istituto avrebbe infatti potuto formare interpreti e mediatori linguistici necessari ai traffici con l’Asia, in particolare per le attività commerciali legate alla Compagnia di Ostenda. Per questo motivo il collegio non fu pensato esclusivamente per studenti provenienti dalla Cina: accanto alla formazione religiosa, esso doveva preparare giovani capaci di conoscere lingue, culture e usi dell’Oriente, utili sia all’opera missionaria sia ai rapporti politici e commerciali tra Europa e Asia.

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Nel corso dell’Ottocento il Collegio dei Cinesi attraversa una fase di trasformazione. Tra il 1830 e il 1860 la vita dell’istituto si arricchisce di nuove attività culturali: accanto agli studi linguistici e religiosi trovano spazio anche la musica e le rappresentazioni teatrali, segno di un ambiente educativo sempre più aperto e dinamico. Negli anni che precedono l’unificazione italiana alcuni membri della Congregazione della Sacra Famiglia manifestano simpatie per le idee liberali, suscitando la preoccupazione delle autorità ecclesiastiche. Proprio in questo clima di cambiamento, e grazie anche ai rapporti con intellettuali come Pasquale Villari e l’orientalista Giacomo Lignana, l’istituto evita la soppressione e avvia un processo di riforma che nel 1868 porterà alla nuova denominazione di Collegio Asiatico, segnando una tappa importante nella sua evoluzione storica.

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Nel 1793 l’ambasciatore britannico Lord George Macartney viene ricevuto alla corte dell’imperatore Qianlong durante la celebre missione diplomatica inviata dalla Gran Bretagna in Cina. Accanto a lui si trova l’interprete Li Zibiao, già allievo del Collegio dei Cinesi di Napoli. La presenza di Li Zibiao testimonia concretamente il risultato del progetto educativo avviato da Matteo Ripa: formare mediatori culturali capaci di muoversi tra Europa e Cina. Gli interpreti formati nell’istituto napoletano contribuirono infatti a facilitare il dialogo diplomatico, culturale e commerciale tra i due mondi.

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Nel 1868 l’antico Collegio dei Cinesi viene riformato e assume il nome di Real Collegio Asiatico. La nuova denominazione riflette l’ampliamento delle sue finalità: l’istituto non è più soltanto un seminario missionario, ma diventa un centro di studio dedicato alle lingue e alle culture dell’Asia. In questo periodo l’insegnamento delle lingue orientali si consolida e il collegio si apre progressivamente anche a studenti europei interessati allo studio dell’Oriente, segnando una tappa decisiva nell’evoluzione dell’istituzione fondata da Matteo Ripa e nel suo ruolo culturale nella città di Napoli.

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Alla fine dell’Ottocento l’antico istituto fondato da Matteo Ripa subisce una trasformazione decisiva. Dopo il regio decreto del 12 settembre 1869, che sancisce la progressiva laicizzazione dell’istituzione e il suo passaggio sotto il controllo del Ministero della Pubblica Istruzione, il Real Collegio Asiatico viene definitivamente riorganizzato. Nel 1888 una nuova legge sopprime il carattere missionario del collegio e segna la fine della Congregazione della Sacra Famiglia, trasformando l’istituto nel Regio Istituto Orientale. Con questo cambiamento l’antica istituzione assume pienamente il ruolo di centro pubblico dedicato allo studio delle lingue e delle culture dell’Asia, aprendo una nuova fase della sua storia culturale e accademica.

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L’istituzione fondata da Matteo Ripa nel 1732 attraversa nei secoli numerose trasformazioni, riflesso dei cambiamenti politici e culturali della città e dello Stato. Nata come Collegio dei Cinesi (1732–1868), destinato alla formazione missionaria, diventa Real Collegio Asiatico (1868–1888) e poi Regio Istituto Orientale (1888–1937), ampliando progressivamente il proprio campo di studi. Nel Novecento l’istituto assume una dimensione sempre più accademica: Regio Istituto Superiore Orientale (1937–1941), quindi Regio Istituto Universitario Orientale (1941–1946) e, nel secondo dopoguerra, Istituto Universitario Orientale (1946–2002). Sul fondo dell’immagine appare Palazzo Giusso, storico edificio affacciato su largo San Giovanni Maggiore, oggi una delle sedi principali dell’ateneo. Antica residenza nobiliare trasformata nel tempo in sede universitaria, il palazzo rappresenta oggi uno dei luoghi simbolo della vita accademica, dove studenti provenienti da molti paesi continuano la tradizione di studio delle lingue e delle culture del mondo.

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Nel 1977 l’Istituto Universitario Orientale acquistò Palazzo Corigliano, storico edificio affacciato su piazza San Domenico Maggiore, già appartenuto alla famiglia Saluzzo di Corigliano. L’acquisizione segnò una tappa importante nell’espansione delle sedi dell’istituto nel cuore del centro storico di Napoli. Dopo i lavori di restauro e adattamento agli spazi universitari, il palazzo è divenuto uno dei luoghi simbolo dell’ateneo e oggi ospita il Dipartimento di Asia, Africa e Mediterraneo, continuando la tradizione di studio e incontro tra lingue e culture provenienti da diverse parti del mondo.