Nazionalismo religioso, violenza settaria, polarizzazione e il crescente uso di discorsi religiosi da parte di politici e attori coinvolti sono divenuti elementi caratterizzanti di diversi conflitti, specie nel Mediterraneo e Medio Oriente. Tuttavia, quest’area del mondo è definita dalla sua complessità, e i fitti intrecci di fenomeni religiosi con fratture sociali rendono il quadro d’insieme di non facile interpretazione.
In questo contesto, la domanda principale è se, nei conflitti — in particolare nel Mediterraneo e nel Medio Oriente — la religione costituisca parte del problema o parte della soluzione. Le religioni rappresentano un ostacolo o una risorsa per la dicotomia pace/guerra? La risposta è che esiste, indubbiamente, una “ambivalenza del sacro”, cioè la commistione, nelle religioni, di sentimenti di solidarietà e compassione con fenomeni di violenza e intolleranza.
Napoli, per storia e vocazione, si affaccia sul Mediterraneo, “mare del meticciato”, e rappresenta un punto focale per una “teologia dell’accoglienza” reciproca tra le religioni. Napoli è stata e rimane uno snodo dell’incontro, anche in senso critico, tra le Religioni del Libro, che a Napoli sono approdate da strade diverse e con esiti diversi, ma sempre in modo originale e creativo.
In tale quadro, Napoli può sviluppare il suo potenziale di attore operativo nei processi di prevenzione dei conflitti e di costruzione della pace. La sua specifica configurazione storica, sociale e religiosa le consente di funzionare come laboratorio urbano di dialogo interreligioso applicato, in cui la convivenza non è soltanto enunciata ma praticata nello spazio pubblico.