Il 22 febbraio 2026 ci ha lasciati all’età di 89 anni Royston James Boardman, Roy per gli amici, per molti anni professore a contratto di lingua inglese presso L’Orientale di Napoli. Tra le migliaia di studenti di varie generazioni formati da lui in oltre 60 anni di carriera, molti sono diventati a loro volta docenti presso accademie di lingua, scuole di ogni ordine e grado, e università. Napoletano d’adozione (dal 1965), il prof. Boardman aveva non solo una sincera vocazione per l’insegnamento, esercitata con entusiasmo e generosità, bensí anche una cultura sconfinata, e una passione vibrante per la letteratura e l’arte, che ben ha saputo trasmettere a quanti hanno avuto la fortuna e il privilegio di ascoltare le sue lezioni. Direttore del British Council di Napoli per 20 anni (1975-1995), fondatore della St. Peter’s School di Napoli (1997), membro del Consiglio d'Amministrazione dell’ente di beneficenza britannico “The Lady Harriet Bentinck Trust Fund”, presidente dell’Associazione Boardman English da lui fondata nel 2013, Roy era molto fiero del titolo di Member of the Most Excellent Order of the British Empire, che gli era stato conferito dalla regina Elisabetta II.
Autore di svariati testi sull’insegnamento –con metodi pionieristici– della lingua e letteratura inglese, per i tipi di Cambridge University Press e Oxford University Press, romanziere e poeta, scrittore del mese di gennaio 2026 della rivista The People’s Friend (dove ha pubblicato di recente alcuni racconti brevi), fino a pochi giorni prima di morire stava lavorando alla sua seconda autobiografia dopo Honky Tonk (2017), dalla cui quarta di copertina è tratto questo profilo:
“Roy Boardman ha iniziato la sua vita lavorativa nel 1953 come giovane bibliotecario a Londra e si è circondato di libri fin da allora. Ha pubblicato per la prima volta all’età di 16 anni, ha scritto racconti e poesie per tutta la sua vita, e nei suoi 57 anni come docente e formatore di docenti ha incoraggiato i giovani a mettere in relazione la vita con la letteratura e a usare la scrittura creativa come uno strumento per comprendere sé stessi e i rapporti con gli altri”.
La comunità dell’Orientale lo ricorda con profondo affetto, stima e ammirazione.